L´ITALIA DEL CALCIO NON PRODUCE PIU NUMERI 10

Siamo il Paese che ha inventato il modo di giocare al calcio. Siamo la nazione di Valentino Mazzola, di Gianni Rivera, di Roberto Baggio, di Francesco Totti, di Alessandro Del Piero. Siamo stati quattro volte campioni del mondo.

Oggi siamo fuori dal terzo Mondiale consecutivo.

In questo momento ogni italiano ha un'opinione su cosa non va. Allenatori, presidenti, giornalisti, ex campioni — tutti con la loro diagnosi. Il problema è che quasi nessuno guarda davvero alle radici del problema. Si parla di tattica, di campionato a venti squadre, di stranieri che rubano il posto ai giovani. Cose vere, in parte. Ma sono sintomi, non cause.

Ho avuto la fortuna — e la responsabilità — di lavorare come allenatore e sviluppatore tecnico per cinque federazioni nazionali: Giappone, Norvegia, Finlandia, Cina e Vietnam. Ho visto cosa funziona altrove. Ho capito cosa manca qui. E quello che manca è semplice, brutale e difficilissimo da accettare perché richiede un cambiamento culturale profondo.

Abbiamo perso il calcio di strada. E non l'abbiamo sostituito con niente.

 

I NUMERI DI UNA CRISI STRUTTURALE

Prima di parlare di soluzioni, guardiamo i dati — quelli che la FIGC stessa ha pubblicato nella relazione sullo stato del calcio italiano dell'aprile 2026:

La Serie A è 49ª su 50 campionati mondiali monitorati per percentuale di minuti giocati da calciatori italiani under 21 selezionabili in Nazionale: solo l'1,9%. In Spagna è il 21%, in Francia il 14%, in Germania e Inghilterra il 13%.

In termini economici, l'Italia è ultima in Europa per ricavi da trasferimenti internazionali di calciatori formati in patria nell'ultimo decennio. La Francia — prima — ha generato 3,98 miliardi di euro. Noi neanche figuriamo tra i primi dieci.

E su 2.400 calciatori tra i 15 e 21 anni tesserati per club di Serie A dieci anni fa, oggi solo il 4,5% gioca in Serie A. Il 78% è finito nel dilettantismo o ha smesso. Questi non sono semplici statistiche. Sono la fotografia di un sistema che non riesce a trasformare talento grezzo in campioni.

TOTTI, DEL PIERO — E POI IL VUOTO

Gli ultimi veri Numeri 10 di livello mondiale che il sistema italiano ha prodotto sono Francesco Totti e Alessandro Del Piero. Due fenomeni della generazione cresciuta a cavallo tra gli anni '70 e '80 — l'ultima generazione per cui il calcio di strada era ancora una realtà quotidiana e spontanea.

Cosa offriva il calcio di strada che i nostri settori giovanili non offrono?

Decisioni continue. In cortile non c'era allenatore che ti diceva dove andare. Decidevi tu — in microsecondi, in spazi ridotti, con la pressione di un avversario che ti stava addosso. Sbagliavi, imparavi, riprovavi. Centinaia di volte per ogni pomeriggio di gioco.

Libertà di inventare. Nessuno ti fermava per correggere la postura del piede. Il contesto creava la soluzione. Il bambino sviluppava creatività perché ne aveva bisogno per sopravvivere nel gioco.

Responsabilità individuale costante. Non c'era sistema tattico a coprire i tuoi errori. Eri tu contro il tuo avversario diretto, e questa sfida continua accelerava lo sviluppo tecnico in modo esponenziale.

Quel laboratorio è scomparso. Secondo alcune stime, i bambini italiani toccano il pallone in media per circa 650 ore l'anno — contro le oltre 2.000 di un coetaneo francese o tedesco. Se a questo aggiungiamo allenatori ossessionati dal risultato immediato piuttosto che dalla crescita individuale, il quadro è completo.

QUELLO CHE HO IMPARATO IN CINQUE FEDERAZIONI

In Giappone, quando ho lavorato con la Federazione, ho scoperto un sistema che già integrava il futsal come strumento di sviluppo a lungo termine. La federazione ci ha chiesto di potenziarlo ulteriormente, con i vari progetti come la 'lezione miracolo'. Risultato la continua crescita a livello di velocita di gioco e di pensiero del giocatore giapponese. Non c'era magia, era matematica.

In Norvegia e Finlandia, ho visto federazioni disposte a sperimentare. 2 situazioni completamente diverse. Con la Finlandia ho vissuto l'esperienza straordinaria dei play-off mondiali del 2023 contro l'Olanda. Qui abbiamo sviluppato il progetto futsal2football, utilizzare il futsal nei mesi invernali per lo sviluppo delle qualita' individuali del giocatore. In Norvegia si sono resi conto che la generazione dei Flo, Solbakken, Solskjear faceva parte di un modello ormai passato, c'era bisogno di innovare e di puntare non solo sul calciatore fisico ma anche dio un calciatore in grado di prendere decisioni rapide e di essere technicamente dotato....e il futsal sta dando un contrinuto a tutto questo.

In Vietnam, nel 2013, ho vissuto il momento più emblematico della mia carriera: battere il Brasile con una nazionale asiatica. Come? Non con la tattica. Con allenamenti sviluppati a creare il giocatore intelligente, che icapisce il gioco e a dotarlo di strumenti tecnici adeguati a risolvere i problemi del gioco. Spunti che sono passati dal lavoro fatto con il futsal al lavoro fatto sul percorso individualle di crescita del calciatore.

In Cina, ho lavorato come allenatore della nazionale di futsal e purtroppo e' stato difficile sviluppare il concetto di futsal come lo strumento piu ponente per sviluppare le caratteristiche individuali del calciatore..... risultato, la Cina arranca, ma sta cambiando

Il filo rosso è sempre lo stesso: i migliori giocatori sono quelli che hanno avuto più decisioni da prendere. Non più schemi da memorizzare — più problemi da risolvere.

LA SCIENZA DIETRO AL FUTSAL

Qui non parliamo di opinioni. Parliamo di neuroscienza applicata allo sport.

Il Professor Emilio Miranda dell'Università di San Paolo  ha documentato con precisione quello che i nostri occhi vedono sui campi: in una sessione di futsal, il giocatore tocca il pallone sei volte di più per ogni minuto di allenamento rispetto a una sessione di calcio tradizionale a undici. Sei volte. Non il 20% in più. Sei volte. (analisi confermata anche da uno studio della Liverpool University).

'No time plus no space equals better skills.

Il futsal è il nostro laboratorio nazionale di improvvisazione.'

— Prof. Emilio Miranda, Università di San Paolo (Brasile)

Una ricerca pubblicata nel 2025 sul Journal of Health Science and Medical Research ha dimostrato che un programma di allenamento specifico per il futsal migliora significativamente la velocità di elaborazione e la flessibilità cognitivanei giovani atleti — le stesse capacità che distinguono un giocatore ordinario da uno capace di risolvere una partita con un lampo di genio.

Ricerche sul cognitive-motor training integrato nell'allenamento calcistico (German Journal of Exercise and Sport Research, 2026) hanno evidenziato che un intervento di 8 settimane migliora le funzioni esecutive dei giovani calciatori — con effetti concreti documentati dai coach nelle prestazioni di gara.

La neuroscienza ci dice quello che i migliori allenatori intuivano per esperienza: l'ambiente di apprendimento è più importante delle istruzioni dell'allenatore.

 

IL FUTSAL COME NUOVO CALCIO DI STRADA

Il futsal — quando applicato con la metodologia corretta — è il sostituto naturale del calcio di strada:

Stessa intensità cognitiva: spazi ridotti, pressione immediata, decisioni continue.

Stessa responsabilità individuale costante: non c'è sistema tattico a coprire i tuoi errori.

Stessa libertà creativa: il contesto genera la soluzione, non l'istruzione dell'allenatore.

Ma strutturato e misurabile: scalabile in ogni settore giovanile, con risultati verificabili.

'Il talento non si insegna con gli schemi.

Si sviluppa creando una giungla di condizioni dove anche l'allenatore scarso,

se mette il giocatore nel contesto giusto, lo fa progredire.

L'ambiente di apprendimento è più potente di qualsiasi istruzione.'

— PRINCIPIO FONDANTE DELLA METODOLOGIA FUTSALSOLUTIONS ·

UNA PROPOSTA CONCRETA: COVERCIANO 2030

Al Nuovo Presidente Federale — che il futsal lo ha giocato e ne e' stato protagonist — chiedo di leggere queste righe con la stessa umiltà con cui le scrivo. Il problema non è la tattica. Non è il campionato a venti squadre. Il problema è metodologico: formiamo allenatori che sanno disegnare schemi, ma non sanno progettare ambienti di apprendimento.

Coverciano è una delle istituzioni calcistiche più rispettate al mondo. Ma deve evolversi.

1. Corso specialistico 'Futsal Integration Coach' — Una nuova micro-certificazione da inserire nel sistema di formazione allenatori di Coverciano Non un corso di futsal generico: un percorso specifico su come integrare i principi del futsal nello sviluppo calcistico giovanile. 

2. Stage supplementari di futsal nelle Nazionali Giovanili — Stage integrati nel programma Azzurro Permanente per le categorie U15, U17 e U19. Non come attività collaterale, ma come parte integrante del curriculum tecnico delle selezioni nazionali giovanili.

3. Riforma metodologica dei Centri Federali — Ogni Centro Federale Territoriale dovrebbe avere almeno un coach certificato in futsal integration, con mandato specifico di integrare esercizi di calcio di strada strutturato in tutti i programmi per le categorie dai 6 ai 14 anni.

4. Parametri di valutazione basati sul processo — Fino a 14 anni,  numero di tocchi per giocatore, decisioni corrette, creatività offensiva. Come fa l'AZ Alkmaar in Olanda, che fino ai 16 anni non prevede tattica.  

il direttore del settore giovanile AZ,  Brandenburg a una domanda fatta riguardo allo sviluppo del giocatore risponde. La citazione esatta in olandese:

'Het woord tactiek is tot AZ onder 16 een verboden woord.'
'La parola tattica è un termine proibito all'AZ fino all'Under 16.'

La spiegazione che dà Brandenburg:

'Tattica significa: ti dico cosa devi fare nel breve termine. Ma nel lungo termine non ti serve a niente.'

IL MOMENTO È ADESSO

 

Tre Mondiali consecutivi fuori dalla fase finale. Una Nazionale senza un vero Numero 10 da vent'anni. Un campionato dove gli italiani under 21 giocano meno del 2% dei minuti disponibili.

Ho visto cosa succede quando una federazione decide di investire davvero nel futsal come strumento di sviluppo. In Giappone, il calcio è cambiato. In Brasile, il segreto dei fenomeni come Ronaldinho, Robinho e Neymar è documentato — tutti con radici profonde nel futsal. Daniel Coyle, nel suo The Talent Code, lo spiega con chiarezza cristallina: il futsal comprime le competenze essenziali del calcio in uno spazio ridotto, collocando i giocatori permanentemente nella zona di pratica profonda — quella dove si creano e si correggono errori continuamente.

Noi abbiamo Coverciano. Abbiamo una tradizione tecnica invidiabile. Abbiamo i migliori allenatori del mondo — lo dicono tutti, e in gran parte è vero.

Quello che non abbiamo più è il laboratorio dove i futuri campioni si formano da soli, sbagliando, riprovando, inventando.

Quel laboratorio si chiama futsal. Ed è già pronto. 

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